Pinomignano.com

Immagini, parole, emozioni...

Era tutto lì.

Era tutto lì.

In quegli occhi.

Non era amore.

Erano solo anime spogliate del corpo,

anime aldilà del tempo e della ragione.

Sulla stessa frequenza, risuonavano.

Era tutto lì.

In quegli occhi.

Chiavi di porte mai aperte, sconosciute.

Passaggi occultati, in trepida attesa.

E tutto si ferma, cambia colore.

E tutto si rigenera, rinasce a nuova vita.

Pino Mignano – 08 giugno 2021

Mamma

Pigghia anticchia ri suli

e ri ncielu puortalu nta sta tierra.

Cuogghi un ciuri ri gersominu

e senti chi ciavuru.

Vivi un bicchieri r’ acqua frisca

mentre u cavuru ti squagghia l’ arma.

Cummuogghiati cu na cupierta

quannu u friddu ti trasi nta l’ uossa.

Porta na manu ‘nto cuori

e sienti cuomu batti.

Respira, respira l’ aria

‘nca ti trasi nte purmuna..

Ora chiui l’ uocchi

e dimmi a prima paruola

‘nca ti vieni mmienti.

Mamma…

Pino Mignano – 08 maggio 2021

www.pinomignano.com

Lo specchio

Cosa è un specchio?

Lo specchio è uno strumento che permettere di vedere il proprio riflesso, un immaggine speculare di quello che siamo fisicamente, dei lineamenti del viso, degli occhi…

Qualche giorno fa ho pubblicato una foto, un autoritratto in verità, effettuato inquadrando con l’ obiettivo della macchina fotografica uno specchio in cui ero riflesso.In tanti avete lasciato un commento.

Bene quando avete commentato, cosa avete visto? Molti hanno visto un semplice selfie( ormai si chiamano cosi), un autoritratto di Pino Mignano non certo sorridente come si vede di solito.

Alcuni , hanno fatto qualche battuta, altri non hanno riconosciuto in quella foto il Pino Mignano che conoscono, (“troppo serio, non sei tu”), altri ancora hanno apprezzato la qualità della scatto.

Quando vi guardate allo specchio vi siete mai soffermati, siete mai riusciti a vedere quello che siete veramente? Se guardate la foto il mio volto risulta incorniciato da diverse cornici.

La prima rettangolare, e poi due ovali. Infine poi dietro, sullo sfondo, ci sono vari quadretti appesi.

Ora rileggete questa foto, analizzatala per come l’ ho vista io.

La prima cornice è ciò che tutti vedono, la parte pubblica di noi, quella ufficiale, quella di facciata che tutti conoscono.

La seconda, nella prospettiva, è più profonda.E’ la parte che non tutti vedono, quella riservata a familiari e amici, quella a cui pochi hanno accesso, una zona che corrisponde più o meno alla vita privata di una persona.

Superata questa ” zona” si accede a quella più nascosta, quella più intima, luogo in cui convergono sogni e aspirazioni, pensieri e poesie, luogo in cui si rivela l’ anima ( i quadri alla fine della foto).Un luogo quasi magico, spesso anche imprevedibile, dove solo pochissimi hanno accesso.

Le chiavi per arrivarci sono due: l’ amore e le affinità elettive.Entrare in questa zona è un privilegio.

Quando incontrate qualcuno non giudicate mai quello che vedete, non fermatevi alle apparenze spesso fatte di sorrisi forzati, di visi malinconici.

Le persone non sono nè buone nè cattive.

Hanno solo scoperto che per soppravvivere occorre indossare una corazza, fatta a strati, l’ unica arma a difesa della propria anima contro le insidie della vita.

Pino Mignano – 26 aprile 2021

Volevamo diventare grandi

Erano anni con tanta voglia di fare.

Anni delle feste organizzate in un vecchio magazzino, con pezzi di stereo presi in prestito,

casse autocostruite, anni di balli lenti, suonati da dischi di vinile e musicassette registrate.

Giri in vespa senza casco, sigarette da provare e mai fumate.

Anni di Natale e di vacanze aspettate, di processioni e fuochi d’ artificio.

Volevamo una vita spericolata, una vita piena di guai.

I guai sono arrivati, di spericolato c’e’ rimasto poco o nulla, se non il quotidiano scorrere, monotono e incolore fluire dei giorni.

E non abbiamo trovato mai la, nostra, vera libertà.

Perchè ad ogni libertà conquistata, parallelamente sono aumentate le responsabilità.

Siamo rimasti eterni bambini, sospesi a metà tra sogno e realtà.

Mai cresciuti. Delusi. Disillusi.

O forse senza più quella tanta voglia di crescere.

Pino Mignano – 18 aprile 2021

In una domenica di pandemia, chiuso in una stanza, mentre alla radio vanno pezzi di musica passata, pezzi di noi che se ne sono andati e che non torneranno più.

Domenica delle palme nella pandemia…

C’e’ una fede, quella intima, fatta di preghiere, in un rapporto personale con Dio, ognuno a modo suo. Esiste una fede, quella comunitaria, vissuta insieme agli altri, nella chiesa e in ogni manifestazione ad essa collegata.E poi c’e’ una fede spicciola, una fede “di popolo”, manifestazioni esterne che segnano i tempi e le ricorrenze, che contraddistingue una città e traccia l’ identità di un popolo rispetto ad un altro.E’ una fede immediata, che coinvolge i sensi, palpabile.Tutto questo manca… Ma ci riprenderemo quello che ci appartine, quello che i nostri nonni ci hanno dato in eredità.Non lasciamoci scoraggiare da questo periodo: è solo un periodo, una fase di transizione, e in quanto tale, ha avuto un principio e avrà una fine.

Come tutte le cose.

Buona domenica delle Palme.

Pino Mignano – 28/03/2021

La provvidenza…

E’ un freddo giovedì mattina di marzo.

L’ inverno sembra voglia concedersi un ultima passeggiata prima della primavera.

Una pioggia leggera mi accompagna nelle prime faccende quotidiane.

Dopo aver fatto colazione e sbrigato alcune cose in banca, mi dirigo al lavoro.

Ma prima entro in chiesa Madre per ” salutare” san Giuseppe, la statua che da qualche giorno è esposta presso l’ altare maggiore per la novena .

Mi soffermo un pò più del previsto innanzi ad essa, ammirandone l’ eccelsa fattura.

Sembra vivo san Giuseppe.

Gli occhi che ti parlano, quella mano poi, protesa verso il bambinello.

Che meraviglia!

Una delle migliori statue del nostro patrimonio artistico.

Avrei voluto rimanere ancora un pò ma il dovere ormai mi chiama..

Uscendo, davanti la chiesa mi si para davanti qualcosa di insolito:

una mia carissima amica porta sottobraccio un vecchietto che si trascina a passi lenti, lo sat riparando con l’ ombrello, mentre lei si sta bagnando dalla testa ai piedi.

Capisco, dopo il primo stupore iniziale, che lo sta accompagnando fino alla sua prossima destinazione.

Da lontano mi fa un cenno e mi da conferma che sta facendo la sua buona azione quotidiana.

Domani è la festa di san Giuseppe, da noi appellato col titolo di padre della provvidenza,

lui che giusto tra gli uomini, aveva accettato di farsi carico di un peso enorme, rispondendo a ciò per cui era stato chiamato.

La provvidenza agisce in vari modi e spesso non ci rendiamo nemmeno conto della sua potenza..

E’ un qualcosa che muove tutto, muove la gente e le relazioni umane.

In quel gesto spontaneo di quella amica, in quell’ atto di amore verso il prossimo, in una mattina di marzo ho visto questo.

Non abbiate paura di amare.

Nei piccoli gesti quotidiani, nella vita di tutti giorni basta un sorriso ( anche solo con gli occhi, visto il periodo che stiamo attraversando), basta una chiamata, basta un atto di gentilezza gratuita per dare ancora speranza a questo mondo.

Quando vi sentite di fare qualcosa, fatela.

Quando sentite quell’ impulso di aiutare qualcuno, fatelo.

San Giuseppe ne è stato testimone:

non c’e’ cosa più preziosa agli occhi di Dio dell’ amore disinteressato, gratuito.

Spesso potete salvare qualcuno senza volerlo.

Ma la cosa più bella è che cosi facendo salvate voi stessi.

Pino Mignano- 18 marzo 2021

www.pinomignano.com

Ti scrivo qui…

Ti scrivo qui ,.

so che capirai,

anche se le mie parole non ti giungeranno.
Ti scrivo qui dove tutti leggono

e ognuno si chiederà a chi sto pensando.
Scrivo a te fatta di lacrime amare

che sanno di sale,

che sanno di sole

in giornate celate.


E poi a te che a fatica respiri

e mal sopporti il peso,la vita.


Che continui a chiedere

a cercare risposte

e lotti con mostri

che nessuno vede.


Ti scrivo qui in una sera di marzo,

mentre niente ha sensoo forse ce l’ ha.


Alzati e splendi tu che generi vita,

finestra aperta all’ amore.


Pino Mignano- 8 marzo 2021www.pinomignano.com

Un altra giornata

Un altra mattina.

Di quelle che a fatica riesci ad abbandonare sogni e mondi paralleli per tuffarti nella quotidiana routine.

Da un pò di tempo lascio la macchina sottocasa e scendo a piedi, specialmente quando so che potrò farne a meno anche al lavoro.

Affrontare lo stesso percorso, in una sequenza quasi identica, meccanica, tutti i giorni sembra quasi un film surreale.

Fare lo stesso percorso a piedi invece ti fa cambiare prospettiva, vedi le cose da un diverso punto di vista, incontri gente, bambini assonnati e mamme di corsa per non perdere la scuola.

Quei cinque minuti in più che perdi a piedi ti danno tempo per pensare, ti danno tempo per riflettere.

E’ già trascorso un anno dall’ ultima volta che siamo stati felici, l’ ultimo carnevale dei bambini in piazza, delle foto piene di colori.

Già in quei giorni aleggiava nell’ aria il pericolo che questo virus potesse invadere anche la nostra terra, ma per quel giorno, per carnevale, potevamo ancora stare spensierati e goderci quell’ ultimo giorno.

La serenità è durata solo un paio di settimane: di colpo quell’ incubo si è materializzato dal nulla e

dal nulla ha sconvolto le nostre vite.

Mentre mi perdo in queste riflessioni, giungo in piazza e mi viene naturale entrare in chiesa, cosa che faccio quasi ogni mattina.

Appuntamento fisso quando non sono in ritardo, è un modo per fare il punto della situazione, un modo per tirare le somme del giorno precedente, un modo per fare pianificare quello che mi si prospetta in quella giornata.

In silenzio, prego pure ogni tanto.

In silenzio osservo santi e persone, gesti semplici che mi scivolano accanto mentre giochi di luce fanno da sfondo, ora flebili ora prepotenti, tagliando di netto tra chiaroscuri le navate della chiesa Madre.

Di colpo il silenzio si fa più assordante.

Di colpo realizzo il senso di vuoto che quei banchi vuoti mi trasmettono.

E faccio mio il pensiero che in questo anno passato quello che pesano di più sono le assenze.

Tutte quelle persone cioè che da sempre hanno colorato il trascorrere dei giorni e che ora sorridono appena e ti salutano appena, come se un velo di tristezza si fosse posato sui loro occhi, unico punto del corpo fieramante rimasto a trasmettere emozioni.

Anche i bambini, se ci fate caso, sembrano più tristi: coi loro occhioni giganti cercano di intravedere i volti di chi hanno davanti e non riescono a capacitarsi di cosa siano tutte quelle maschere, ora bianche ora dai colori più disparati, che coprono le facce di tutti.

Magari pensano che ogni giorno sia carnevale, ma non sentono musica nè vedono volare coriandoli.

Ormai e’ ora di andare.

Inizia un altra giornata.

Pino Mignano – 5 marzo 2021.

www.pinomignano.com

Carini e il carnevale di nostalgia

– Smuoviti! Alliestiti nca già è tardu. Pigghia a vestaglia ra nonna, a cinta ru nonno e u cappieddu ri pagghia. – Tu chi ti mietti?- Iu truvai na maschera ri beati paoli, na mazza ri plastica cu 2000 lire e un pigiama ri lana nto malasienu.- Stasira nni faciemu i sali ru Passalacqua e ri Casalini, chiddi nca assira un ci arrivamu. Puoi quannu siemu stanchi nni firmamu nni me zia e arristamu a manciari.I cannuola ci rissi ‘nca i pigghiava iu. Iddi purtavanu pizzi e sfinciuni….Amunì muoviti!!! Un la sienti chi vucciria chi c’e’ già pi strati?

Carini…e il carnevale di una volta…

Pino Mignano- 16 febbraio 2021 – martedi grasso 2021

Chi cosa è l’ amuri?

Chi cosa è l’ amuri?

Si mu dumanni, un tu sacciu diri.

Cuomu puozzu fari?

Puru cu milli paruoli nun puoi capiri.

Nun fa scrusicu,

nun fa rumuri,

ma nto mpiettu

puorta caluri.

Eni na vampa

sempre addumata

na vota babba

na vota nfuriata.

Pigghia a cinniri

e cumincia a ciusciari,

l’ amuri è sutta

un si pò astutari.

Po chiuoviri acqua

tirari vientu

iddu sempri batti

cuorpa nto piettu.

L’ amuri vieru

nun jetta vuci,

nun è diri sulu

” quantu mi piaci”

Eni vigghiari quannu fa scuru,

surura e lacrime a stricasali,

pinsieri e pinsieri rintra la tiesta,

stanchizza nta l’anima e dintra l’ uossa.

Eni turmientu e vuccati amari,

nuttati a priari nta nu spitali,

ciuri cugghiuti e mai regalati,

lettiri scritti e mai cunsignati.

L’ amuri è liggi

ma senza galiera,

ti tieni sempri

rintra a braciera.

E mai si saziu

e mai è abbastanza,

l’ amuri è la manu

ri la pruvvirienza.

Pino Mignano – 14 febbraio 2021

« Articoli meno recenti

© 2021 Pinomignano.com

Tema di Anders NorenSu ↑