E’ forse una delle commedie più complesse e impegnative scritte fino ad ora da Vincenzo Buzzetta quella andata in scena al ” Totuccio Aiello” di via R.Pilo. Impegnativa perchè vede sul palco più di venti tra attori principali ,comparse, ballerine; complessa perchè alla fine risulta essere una commedia nella commedia. Ne viene fuori un lavoro gradevole da seguire, pieno di battute a doppio senso ( daltronde l’ intera commedia è basata su un fraitendimendo, un gioco di assonanze, tra quello che viene detto e quello che viene percepito). Il tutto si svolge in un manicomio, dove i medici decidono di affidare ai malati il compito di mettere in scena pezzi di teatro: ogni paziente entra in scena con il proprio personaggio storico, mischiando realtà e finzione, sforzo che condurrebbe il “malato” a vedere se sesto al di fuori di se stesso e che porterebbe a un miglioramento della patologia da cui è affetto. Tra una risata e spunti di riflessione, bisogna avere occhio buono e attento: la vera bellezza di questa commedia sta infatti nello scambio veloiccissimo di battute e su una tempistica di ingresso in scena millimetrata al secondo. Ritmi alti dunque e un finale che non ti aspetti ( un po’ alla Montalbano o alla commissario Casabona). Notevole la scena dello sciopero, dove tutti i personaggi si ritrovano sul palco creando un bell’ effetto di insieme. Tutta questa gabbia di pazzi fa da cornice alla tenera storia d’ amore tra Giuseppe e Laura ( Mirko Russo e Arianna Cataldo al loro debutto), lui medico lei paziente costretta a essere ricoverata in clinica contro la sua volontà da uno zio senza scrupoli che mira al suo patrimonio, lasciatole in eredità dai genitori. Al debutto troviamo anche Toto’ Buffa ( fino all’ anno scorso responsabile-tecnico del “Totuccio Aiello”, punto di rieferimento per tutte le compagnie teatrali) e Serena Conigliaro.