Al tempo di Facebook è molto facile ormai riuscire a sapere se una persona che abbiamo appena conosciuto è riconducibile a qualcuno che già fa parte delle nostre conoscenze ( scusate il gioco di parole). Basta infatti accedere al suo profilo, sbirciare tra le foto o i contatti e il gioco è fatto. Un tempo non era cosi semplice, ma si ricorreva a una sola domanda che permetteva di effettuare già a primo colpo una bella cernita:”  MA TU A CU APPARTIENI ?”

Si chiedeva, infatti, di indicare la propria famiglia di appartenenza: se il solo cognome, magari accompagnato dal mestiere, non bastava per risalire alla parentela si ricorreva alla ‘NCUIRA (soprannome), con la quale inequivocabilmente si riusciva nell’ intento di collocare nella giusta famiglia il volto che si era appena conosciuto. Una volta superata questa fase, in automatico quella persona, ogni volta che la si vedeva, veniva cosi inquadrata in univoco schema mentale della conoscenze acquisite e andava quindi ad aggiornare la propria rete di contatti; anch’ esso, in seguito, sarebbe botuto diventare un utile punto di riferimento per i futuri incontri.

Anche tra le nuove generazioni si fa uso di soprannomi, a volte davvero molto fantasiosi, spesso  riconducibili a personaggi della tv, del mondo dello sport, dei cartoni animati che le vecchie generazioni fanno fatica a riconoscere. Quindi ancora oggi viene spontaneo chiedere: ma tu a cu appartieni?

 

Pino Mignano – 10 luglio 2017

 

Foto tratta da ( http://www.ponzaracconta.it/2017/01/19/cose-la-lingua-e-cose-il-dialetto/ )